IL PUNTO CHIAVE
Se in azienda qualcuno mette le mani su un quadro o su una linea sotto i 1000 volt, quel lavoratore deve avere una qualifica. La Persona Avvertita (PAV) opera sugli impianti a bassa tensione sotto il coordinamento di una Persona Esperta (PES), nei limiti fissati dalla norma tecnica CEI 11-27. La qualifica la attribuisce per iscritto il datore di lavoro, secondo la pertinente normativa tecnica richiamata dagli artt. 82 e 83 del D.Lgs 81/08. Verifica chi, oggi, in azienda è davvero qualificato a operare.
Una quota pari a circa il 30%. È la percentuale degli eventi infortunistici da contatto elettrico diretto che il sistema di sorveglianza INFOR.MO dell'INAIL collega ad attività di manutenzione e installazione di impianti. Un numero che racconta una cosa precisa: il rischio non si concentra nelle grandi opere ad alta tensione, ma nel lavoro quotidiano sui quadri e sulle linee in bassa tensione, dove spesso si dà per scontata una competenza che la legge invece pretende sia riconosciuta. Qui entra in gioco la figura della Persona Avvertita. Questo approfondimento chiarisce cosa può fare una PAV, entro quali limiti, e su chi ricade la responsabilità quando si lavora entro i 1000 volt.
In questo articolo:
- PAV, PES e PEI: le tre figure che proteggono gli impianti a bassa tensione (chi fa cosa, in concreto)
- Bassa tensione: cosa significa davvero lavorare entro i 1000 volt (la soglia che cambia tutto)
- Fuori tensione, sotto tensione, in prossimità: dove agisce la PAV (i tre scenari operativi)
- La responsabilità: chi risponde quando qualcosa va storto (la catena degli obblighi)
- CEI 11-27:2025: cosa cambia per la PAV dal 29 maggio 2026 (la nuova edizione già in vigore)
Tempo di lettura: circa 9 minuti
PAV, PES e PEI: le tre figure per la Sicurezza nei lavori elettrici
La Persona Avvertita (PAV) è il lavoratore adeguatamente avvisato da persone esperte per metterlo in grado di evitare i pericoli che l'elettricità può creare, a riconoscere ed evitare i pericoli dell'elettricità, e che opera sugli impianti sotto il coordinamento di quest'ultima. È la definizione che discende dalla norma tecnica CEI 11-27, il riferimento per i lavori su impianti elettrici. Attorno alla PAV ruotano altre due qualifiche, e capire dove finisce una e inizia l'altra non è un dettaglio formale.
La PES - Persona Esperta - possiede istruzione, conoscenza ed esperienza tali da analizzare i rischi in autonomia. Può eseguire lavori fuori tensione e in prossimità senza supervisione, e ha il compito di sorvegliare chi è qualificato come PAV. La PEI - Persona Idonea - è invece la qualifica che abilita, in modo specifico, ai lavori sotto tensione in bassa tensione. Chi non rientra in nessuna di queste categorie resta una Persona Comune (PEC): non può eseguire lavori elettrici.
Pensa a un cantiere o a un reparto manutenzione. La PES è chi conosce l'impianto e ne risponde sul campo. La PAV è il collaboratore preparato, ma che non lavora mai del tutto da solo: agisce dentro un perimetro definito, con un esperto che coordina. Una gerarchia di competenze, non di. ruoli aziendali
La qualifica non è un titolo che il lavoratore si attribuisce. La attribuisce per iscritto il datore di lavoro, dopo aver valutato istruzione, esperienza maturata e caratteristiche personali, e deve indicare la tipologia specifica di lavori a cui si riferisce. Significa che una PAV qualificata per la manutenzione di quadri di distribuzione non è automaticamente abilitata a tutto il resto. Sul campo questa distinzione viene spesso trascurata - e nei controlli emerge. Un quadro completo delle tre qualifiche e dei percorsi formativi correlati è raccolto nell'area dedicata agli addetti ai lavori elettrici PES/PAV.
Bassa tensione: cosa significa davvero lavorare entro i 1000 volt
Ai fini tecnici, la bassa tensione comprende i sistemi elettrici con tensione nominale fino a 1000 V in corrente alternata e fino a 1500 V in corrente continua. È la soglia tecnica che delimita la maggior parte degli impianti aziendali: quadri di distribuzione, linee di alimentazione di macchinari, prese industriali. Non è un ambito "minore". È, anzi, quello in cui si concentra la quotidianità del rischio elettrico.
Perché proprio la bassa tensione preoccupa? Perché è ovunque, e la familiarità abbassa la guardia. Il D.Lgs 81/08, all'art. 80, impone al datore di lavoro di valutare i rischi legati ai contatti elettrici, distinguendo due meccanismi. Il contatto diretto avviene quando una parte del corpo tocca un elemento normalmente in tensione. Il contatto indiretto si verifica quando la corrente passa attraverso una massa metallica andata accidentalmente in tensione per un guasto. Due dinamiche diverse, un esito potenzialmente identico.
La protezione degli impianti a bassa tensione si costruisce su più livelli, ciascuno con una funzione propria:
- Misure tecniche sull'impianto - interruttori differenziali, isolamento delle parti attive, impianto di messa a terra efficiente.
- Misure organizzative - procedure di lavoro definite, sezionamento prima dell'intervento, verifica dell'assenza di tensione.
- Misure sulle persone - qualificazione PES/PAV/PEI, dispositivi di protezione individuale isolanti, addestramento documentato.
Il punto è che la migliore protezione impiantistica non basta da sola. Un differenziale può essere installato e funzionante e, nonostante questo, un infortunio può accadere se chi interviene non rispetta la procedura. La tecnica protegge l'impianto; la formazione protegge la persona. Servono entrambe.
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Fuori tensione, sotto tensione, in prossimità: dove agisce la PAV
Ogni lavoro elettrico ricade in una di tre categorie, e da questa classificazione dipende cosa può fare una PAV. Il lavoro fuori tensione si svolge su parti disalimentate e messe in sicurezza. Il lavoro in prossimità avviene vicino a parti attive accessibili, senza interventi diretti su di esse. Il lavoro sotto tensione comporta il contatto con elementi in tensione, ed è quello a più alto rischio.
La PAV può operare fuori tensione e in prossimità, ma sempre entro le condizioni stabilite e con il coordinamento di una PES. I lavori sotto tensione in bassa tensione richiedono in più la specifica idoneità (PEI). La logica? Più sale il rischio, più stringente diventa il requisito di competenza. Non è burocrazia. È una scala calibrata sulla probabilità che un errore diventi irreversibile.
Il passaggio più delicato è la verifica dell'assenza di tensione. Disalimentare un quadro non significa che ogni parte sia priva di energia: un circuito può restare in tensione per un errore di sezionamento, per una linea non individuata, per un'alimentazione di ritorno. Chi presume invece di verificare commette l'errore più frequente - e spesso il più costoso.
Scenario reale
Tra i casi documentati dal sistema INFOR.MO dell'INAIL ricorre una dinamica ricorrente: un lavoratore interviene su componenti di un impianto elettrico ritenuti fuori tensione da media a bassa tensione, scollega i cavi per eseguire prove e misure, convinto di operare fuori tensione. Una parte dell'impianto era invece rimasta erroneamente alimentata. Il contatto è bastato. La sequenza non nasce da imperizia, ma da una verifica saltata: il gesto che si dà per scontato proprio perché lo si è fatto mille volte.
Una precisazione importante: la PAV non è una PES "in formazione". È una qualifica autonoma, con un proprio perimetro. Confonderle porta a due errori opposti, entrambi pericolosi - affidare a una PAV compiti che spettano a una PES, oppure tenere inattiva una PAV come se non potesse fare nulla senza l'esperto accanto a ogni gesto.
La responsabilità: chi risponde quando qualcosa va storto
Quando un infortunio elettrico finisce davanti a un organo di vigilanza, la prima domanda è sempre la stessa: chi aveva attribuito la qualifica, e su quali basi? Per i lavori sotto tensione, l'art. 82 del D.Lgs 81/08 richiede che l'attività sia affidata a lavoratori riconosciuti idonei dal datore di lavoro secondo la pertinente normativa tecnica; per i lavori in prossimità, l'art. 83 rinvia alle disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi. La norma tecnica che dà sostanza a quell'obbligo è la CEI 11-27.
Non è un'interpretazione di parte. L'Interpello n. 3/2012 ha chiarito in via ufficiale che la CEI 11-27 è la pertinente normativa tecnica la cui applicazione costituisce corretta attuazione degli obblighi di legge. Tradotto: attribuire le qualifiche seguendo quella norma è il modo riconosciuto per dimostrare di aver fatto la propria parte. Ignorarla espone su due fronti - quello della sicurezza reale e quello, tutt'altro che secondario, della posizione giuridica in caso di evento.
La catena delle responsabilità, però, non si esaurisce nel datore di lavoro. Il lavoratore qualificato ha l'obbligo di operare nei limiti della propria abilitazione e di rispettare le procedure. E sopra l'operatività si colloca chi organizza e sorveglia il lavoro elettrico, una figura che la nuova edizione della norma ha ridefinito con responsabilità più esplicite. C'è poi un altro aspetto: l'eventuale sorveglianza sanitaria, da valutare in relazione ai rischi specifici effettivamente presenti e alle mansioni svolte.
Attenzione
Molti credono che un attestato di frequenza a un corso equivalga alla qualifica. In realtà sono due atti distinti: l'attestato certifica la formazione ricevuta, la qualifica è l'atto formale con cui il datore di lavoro attribuisce la condizione di PAV, PES o PEI per specifiche tipologie di lavoro. Senza quell'atto scritto, la formazione resta un presupposto, non un'abilitazione.
Le conseguenze del mancato rispetto degli obblighi sugli impianti elettrici sono delineate dall'art. 87 del D.Lgs 81/08. Vale la pena leggerle non come una minaccia, ma come la misura di quanto il legislatore consideri serio questo ambito.
| Violazione | Sanzione (ordine di grandezza) | Riferimento normativo | Rischio pratico |
|---|---|---|---|
| Affidare lavori elettrici a personale non riconosciuto idoneo | Ammenda nell'ordine delle migliaia di euro, con possibili risvolti penali | Art. 82-83 e art. 87 D.Lgs 81/08 | È tra le prime verifiche in caso di infortunio |
| Mancata o inadeguata valutazione del rischio elettrico | Sanzioni che vanno oltre l'aspetto economico | Art. 80 e art. 87 D.Lgs 81/08 | Documento richiesto subito dall'organo di vigilanza |
| Impianti non conformi ai requisiti di sicurezza | Importi variabili in base alla gravità | Art. 81 e art. 87 D.Lgs 81/08 | Emerge in sede di sopralluogo tecnico |
Gli importi esatti sono soggetti ad aggiornamento periodico ISTAT: il riferimento corretto resta l'art. 87 nella versione vigente.
CEI 11-27:2025: cosa cambia per la PAV dal 29 maggio 2026
Dal 29 maggio 2026 il quadro tecnico di riferimento è cambiato in modo definitivo. La sesta edizione della norma - la CEI 11-27:2025 - è entrata in vigore il 1° novembre 2025, mentre l'edizione precedente del 2021 è rimasta applicabile in parallelo proprio fino a quella data. Dopo, un solo riferimento: la nuova versione, allineata alla CEI EN 50110-1. Chi non ha ancora aggiornato procedure e organigrammi sta operando con documentazione superata.
Le figure PES, PAV, PEI e PEC restano confermate, in continuità con il passato. Cambia invece l'impianto organizzativo attorno a loro. L'edizione 2025 ridefinisce i ruoli organizzativi dell'impianto e del lavoro elettrico con una struttura più aderente alla CEI EN 50110-1 lasciando il posto a ruoli dalle responsabilità più chiare: il Gestore dell'Impianto (GI), il Responsabile dell'Impianto (RI), il Gestore della Programmazione del Lavoro (GL) e il Responsabile del Lavoro Elettrico (RLE), che eredita e precisa la funzione del precedente Preposto ai Lavori. Per la PAV questo significa una cosa concreta: una linea di coordinamento e supervisione definita con maggiore precisione.
La novità che merita più attenzione riguarda l'arco elettrico. La nuova edizione introduce allegati informativi sui pericoli dell'arco - il cosiddetto Arc Flash - e si collega al Rapporto Tecnico CEI 78-25:2025, riferimento per la valutazione di questo rischio specifico nell'ambito dell'art. 80. Un fenomeno a lungo sottovalutato nella bassa tensione, dove l'attenzione si è storicamente concentrata sulla folgorazione più che sull'energia rilasciata da un arco.
Il consiglio dell'esperto
Sul campo si osserva che la transizione tra edizioni non è mai indolore. Un accorgimento operativo che fa la differenza: non limitarsi a sostituire le sigle nelle lettere di incarico, ma rivedere l'intera mappa delle qualifiche. Verificare, persona per persona, che la tipologia di lavoro indicata nell'atto di conferimento corrisponda davvero a ciò che quel lavoratore esegue oggi. È l'allineamento che gli organi di vigilanza controllano per primo.
Cosa fare adesso, in pratica? Aggiornare le lettere di conferimento con la nuova nomenclatura, ripianificare la formazione e l'aggiornamento periodico degli addetti ai lavori elettrici, e rileggere la valutazione del rischio elettrico alla luce delle nuove indicazioni. La norma tecnica raccomanda un aggiornamento periodico della qualifica: è buona prassi consolidata pianificarlo per tempo, senza attendere la scadenza.
Domande frequenti
Che differenza c'è tra PAV e PES?
La PES è la Persona Esperta: analizza i rischi in autonomia ed esegue lavori fuori tensione e in prossimità senza supervisione, oltre a coordinare chi è qualificato come PAV. La PAV - Persona Avvertita - ha una preparazione adeguata ma opera entro limiti definiti e sotto il coordinamento della PES. Attenzione però: la PAV non è una PES di livello inferiore in attesa di promozione, è una qualifica autonoma con un proprio perimetro, stabilito dalla norma CEI 11-27.
La PAV può lavorare da sola?
Dipende dal tipo di lavoro. La PAV può eseguire attività fuori tensione e in prossimità, ma sempre nelle condizioni previste e con il coordinamento di una Persona Esperta. Attenzione però: "coordinamento" non significa necessariamente la PES fisicamente accanto a ogni gesto, bensì una supervisione organizzata secondo le modalità che la CEI 11-27:2025 definisce con maggiore dettaglio rispetto al passato.
Cosa si intende per bassa tensione?
Sono i sistemi di Categoria 0 e I, cioè fino a 1000 volt in corrente alternata e 1500 volt in corrente continua. Rientra qui la gran parte degli impianti aziendali: quadri, linee di alimentazione, prese industriali. Attenzione però: "bassa" si riferisce alla classificazione tecnica, non alla pericolosità. Gli infortuni in bassa tensione sono frequenti proprio perché la familiarità con questi impianti tende ad abbassare la soglia di prudenza.
La qualifica PAV è obbligatoria per legge?
L'obbligo nasce dal D.Lgs 81/08, che agli artt. 82 e 83 richiede che i lavori siano organizzati e affidati secondo la pertinente normativa tecnica, con riconoscimento di idoneità nei casi previsti secondo la pertinente normativa tecnica. Attenzione però: il decreto non impone un corso specifico né nomina direttamente la PAV; è la norma CEI 11-27 a definire qualifiche e modalità, e la sua applicazione - come confermato dall'Interpello n. 3/2012 - costituisce corretta attuazione dell'obbligo di legge.
Chi rilascia la qualifica di PAV?
La attribuisce per iscritto il datore di lavoro, dopo aver valutato istruzione, esperienza e caratteristiche personali del lavoratore. L'atto deve indicare la tipologia specifica di lavori a cui la qualifica si riferisce. Attenzione però: l'attestato di un corso di formazione non coincide con la qualifica. Il corso fornisce le conoscenze; la qualifica è l'atto formale aziendale che abilita all'attività.
Cosa cambia con la CEI 11-27:2025 per la PAV?
Le figure PES, PAV, PEI e PEC restano confermate. Cambia l'organizzazione attorno a loro, con nuovi ruoli (GI, RI, GL, RLE) e una linea di supervisione più chiara, oltre a una rinnovata attenzione al rischio da arco elettrico. Attenzione però: dal 29 maggio 2026 la nuova edizione è l'unico riferimento valido, quindi le lettere di conferimento e le procedure redatte sulla versione 2021 vanno aggiornate.
Ogni quanto va aggiornata la formazione della PAV?
La norma tecnica prevede il mantenimento nel tempo delle competenze e, nella prassi formative e prevede un aggiornamento quinquennale; la pianificazione va coerentemente documentata dal datore di lavoro, a cui si affianca la verifica continua da parte del datore di lavoro che le competenze restino adeguate.
Il prossimo passo
La protezione degli impianti a bassa tensione non si gioca su un singolo elemento, ma sull'incastro tra impianto conforme, procedure corrette e persone qualificate. La PAV è uno dei tasselli di questo sistema: una figura che opera in un perimetro preciso, sotto coordinamento, con una responsabilità che parte dal datore di lavoro e arriva fino al singolo gesto sul quadro elettrico.
Con la CEI 11-27:2025 ormai divenuta l'unico riferimento tecnico applicabile, il momento giusto per fare ordine è adesso. Significa mappare chi è qualificato e per quali lavori, allineare le lettere di conferimento alla nuova nomenclatura e verificare che la formazione sia aggiornata. Un investimento che, prima ancora di mettere al riparo da contestazioni, protegge concretamente le persone che ogni giorno mettono le mani su un impianto.
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Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità informativa e non sostituiscono la consulenza specialistica. Normativa e norme tecniche aggiornate alla data di pubblicazione.
A cura del team consulenza SILAQ - specialisti D.Lgs 81/08 dal 1986. Redazione SILAQ - Team Formazione e Compliance.
Ultimo aggiornamento: 09/06/2026 · Prossima revisione: entro 09/09/2026